Finding Paradise, la recensione: i ricordi sono il bene più prezioso

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Articolo del 1523773440
Autore: Matteo Tontini
Categoria: videogames





Trovare il neo in Finding Paradise equivale a trovarlo in To the Moon, visto che di base le meccaniche sono le stesse: ha un gameplay piuttosto debole. Per la maggior parte del tempo, tutto ciò che il giocatore fa è girovagare qua e là, trovare oggetti di interesse ed esaminarli. Ci sono dei semplici puzzle che devono essere risolti e il tentativo di rendere meno passiva esperienza è piuttosto evidente, tuttavia è chiaro che Gao non abbia voluto stravolgere in alcun modo il gameplay restando fedele alla sua natura essenzialmente story-driven, dove l´interazione è minima. Se tutto ciò vi avesse fatto storcere il naso nel predecessore, probabilmente è meglio che lasciaste perdere sin da subito l´idea di acquistare Finding Paradise.

Finding Paradise, la recensione: i ricordi sono il bene più prezioso - immagine 4

Per quanto mi riguarda, la forza impetuosa della storia, dei personaggi e del modo in cui è scritto il titolo, ha fatto sì che non mi accorgessi di quanto realmente non stessi facendo molto per far progredire la trama. Ero così coinvolto di quello che stava succedendo da non rendermene conto. Se siete disposti a immergervi in una storia da vivere quasi da spettatore, come se fosse un film o un libro, dove venite trasportati in un racconto ininterrotto e tanto emozionante da sentirvi comunque investiti dalle vicende, allora siete nel posto giusto.



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