Detroit: Become Human, la recensione - Androidi con emozioni

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Articolo del 1531463459
Autore: Matteo Tontini
Categoria: videogames





La disumanità di androidi... e persone - Detroit: Become Human recensione


Il titolo tende a funzionare bene quando si concentra sull´inerente disumanità dei suoi robot. Un personaggio si ritrova in un orribile cimitero di androidi smantellati; creature rotte e percosse che sembrano umane, ma in qualche modo sopravvivono a destini peggiori. Un altro cerca di consolare un amico quando incontrano il loro modello da showfloor non attivato. C´è l´inquietante immobilità di un parco a tema dimenticato pieno di androidi inerti con sorrisi congelati, in attesa che una sola famiglia li vada a vedere. Quando Detroit: Become Human va oltre l´idea di "questi sono perlopiù persone, ma la gente li usa perché non lo sono", migliora. Presumo che l´idea di David Cage, game director del gioco, fosse "il vero antagonista è l´umanità nel suo complesso".

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Quantic Dream fa un gran lavoro nel mettere in risalto i diversi percorsi narrativi disponibili durante l´avventura. Ogni volta che si finisce un capitolo, il titolo offre un intero diagramma delle scelte fatte e delle azioni compiute. Questo permette di vedere se ci si perde qualcosa in una sezione - si sa di aver perso qualcosa, ma non cosa - o quali sono i risultati più importanti di un capitolo.



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